La civiltà minoica si sviluppò nell'isola di Creta a partire dal 2300 avanti Cristo e prese il nome dal re Minosse, protagonista del mito del minotauro. Il minotauro era figlio della moglie di Minosse, aveva corpo umano e testa di toro. Per nasconderlo alla popolazione il re lo fece rinchiudere nel labirinto, un palazzo costruito in modo tanto intricato da non permettere di ritrovare la via di uscita. Il minotauro si cibava di carne umana e a lui venivano sacrificati ogni anno 14 giovani greci provenienti da Atene.
Un giorno Teseo, il figlio del re di Atene, decise di partire assieme a quei 14 giovani per uccidere il minotauro. Quando raggiunse l'isola incontrò Arianna, la figlia di Minosse, che innamoratasi del giovane lo aiutò, dandogli un filo da svolgere durante il percorso. Il giovane uccise il minotauro e poi ripercorrendo il tracciato del filo riuscì a trovare l'uscita dal labirinto.
I Cretesi all'inizio della loro storia erano agricoltori, il territorio era montuoso ma il clima mite favorì la coltivazione di cereali, legumi, fichi, mandorle, pistacchi, mele e pere in quantità sufficienti a sfamare la popolazione. Dall'agricoltura ricavavano soprattutto vino ed olio in grande quantità che potevano scambiare con altre popolazioni. Coltivavano anche il lino, una pianta da cui si ricava una stoffa leggera che ha lo stesso nome. Allevavano capre e pecore ma anche maiali, asini ed api. Gli artigiani erano molto abili ed erano famosi per la bellezza dei tessuti prodotti, dei vasi decorati, dei gioielli e per gli attrezzi per la navigazione e la pesca.
Molti Cretesi vivevano sulle coste ed erano pescatori, commercianti ed ottimi navigatori. Le loro imbarcazioni raggiungevano la Grecia, la Fenicia, l'Asia minore cioè l'attuale Turchia e l'Egitto. Esportavano tessuti, vasi, olio e vino ed importavano i metalli, stagno e rame con cui costruire oggetti ed armi, oro ed argento con cui realizzare gioielli.
Le città stato sorgevano soprattutto lungo le coste e non possedevano mura difensive. Secondo gli storici i Cretesi pensavano di poter tenere lontani gli invasori stranieri grazie alla loro potente flotta. Le principali città erano Knosso, Festo e Maglia, tutte governate da un re sacerdote che stabiliva le leggi e comandava la flotta. Il re veniva aiutato dai funzionari che controllavano i contadini, gli artigiani ed i mercanti. Le città venivano chiamate città palazzo perché il loro territorio era occupato in prevalenza da palazzi che oltre ad essere la residenza del re erano anche il centro delle attività economiche e di governo con uffici amministratori, santuari, officine sparsi per l'immagazzinamento per esempio di cereali, botteghe artigianali sparsi per cerimonie pubbliche.
Il palazzo più grande e importante era quello di Knosso, pare potesse ospitare fino a 12.000 persone, re e regine, funzionari, artigiani, operai. I pittori dovevano avere un ruolo importante perché ogni sala era infatti decorata da splendidi dipinti quasi sempre affreschi. I pittori stendevano i colori sulla parete fresca di intonato ed usavano la visione di profilo tipica dell'arte egizia. Gli scambi tra la civiltà cretese e quella egizia non erano dunque solo commerciali ma anche culturali.
Negli affreschi possiamo ammirare scene di giochi con i tori, processioni, soggetti marini e motivi geometrici. I colori più usati erano il rosso e l'azzurro considerato di buon auspicio. Questi affreschi ci hanno permesso di ricavare tante informazioni sulla vita di Creta. Non abbiamo molte testimonianze sulla scrittura del cretese. Gli archeologi hanno trovato poche tavolette di argilla o terracotta incise. Le fonti permettono però di individuare due tipi di scrittura, una più antica con pittogrammi simili al geroglifico degli egizi ed una più recente con segni stilizzati che si ripetono e somigliano ad un alfabeto.
Il primo tipo di scrittura può essere ammirato nel disco di Festo, un reperto archeologico ritrovato nell'omonima città risalente al 1700 avanti Cristo. Il suo scopo e significato restano ancora discussi facendo di esso uno dei più famosi misteri dell'archeologia. Ci sono 241 simboli impressi sul disco dei quali 45 unici. Molti di questi 45 segni rappresentano cose quotidiane facilmente identificabili ma secondo gli studiosi non vi è abbastanza materiale disponibile per risolvere il mistero.
Il secondo tipo di scrittura è la lineare A, diffusa tra il 1700 ed il 1500 avanti Cristo. Fu utilizzata come scrittura ufficiale nei palazzi e per i riti religiosi ma purtroppo non è stato ancora possibile decifrarla. Sappiamo che fu rilavorata dai micenei che verso il 1450 avanti Cristo conquistarono l'isola e fu quindi sostituita dalla loro scrittura, la lineare B che è stata decifrata.
I cretesi erano politeisti, la loro divinità principale era la grande madre, dea della fertilità, della terra, del mare e dell'oltretomba che proteggeva gli uomini e gli animali. Attributi della dea erano il serpente, simbolo legato alla terra, la colomba simbolo della fecondità ed il leone. I luoghi in cui pregavano facendo offerte erano le grotte naturali o le sale all'interno dei palazzi. Le cerimonie religiose comprendevano danze sacre con il toro, simbolo del potere del re, le cui corna venivano portate sul capo dal sovrano nelle celebrazioni.
I momenti religiosi venivano festeggiati con le danze e giochi sportivi con il toro. Il sacerdote acrobata si lanciava verso l'animale in corsa afferrandolo frontalmente per le corna ed eseguendo una capriola sul dorso del toro sfruttando il contraccolpo delle corna, è possibile che successivamente l'animale venisse sacrificato.
La civiltà minoica scomparse per motivi non ancora ben chiari. Alcuni studiosi sostengono che sia colpa di cause naturali in seguito allo tsunami sollevatosi per reazione ad un'eruzione vulcanica avvenuta intorno a 1500 a.C. sulla vicina isola di Tera, l'attuale Santorini. Lo tsunami avrebbe violentemente sommerso e distrutto tutte le città della costa, annientato le flotte ed indebolito la civiltà minoica. Creta fu poi conquistata da Micenei, una popolazione che proveniva dalla Grecia attorno al 1450 a.C.