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Plastica, microplastiche e salute umana: un problema che riguarda tutti noi

Microplastiche, ambiente e salute
Microplastiche, ambiente e salute

Ti sei mai soffermato a pensare a quanta plastica utilizzi ogni giorno?
Probabilmente sì, e forse cerchi anche di riciclarla diligentemente.

Eppure, il problema della plastica va ben oltre quello che immaginiamo. Dalla sua invenzione, poco più di un secolo fa, la plastica ha rivoluzionato le nostre vite: oggi si trova in telefoni, automobili, dispositivi medici, imballaggi e molto altro ancora.
Nonostante i suoi vantaggi in termini di praticità, la plastica presenta una criticità fondamentale: circa il 40% di quella prodotta è destinato a un uso singolo e finisce rapidamente nella spazzatura, per impiegare poi fino a 500 anni prima di degradarsi. Ma il vero dramma è che non scompare del tutto, si frammenta in microplastiche, minuscole particelle inferiori ai 5 millimetri che si disperdono nell'ambiente e raggiungono inevitabilmente anche il nostro organismo.

Dal 1950 al 2018 sono state prodotte circa 8,3 miliardi di tonnellate di plastica, con un incremento esponenziale nell'ultimo decennio. Solo il 9% è stato riciclato, meno dell'1% addirittura riciclato due volte. Ogni anno oltre 10 milioni di tonnellate finiscono negli oceani, principalmente tramite fiumi situati in Asia e Africa, regioni in forte sviluppo industriale.

Ma quali sono le conseguenze sulla salute umana? Oltre al tragico impatto sulla fauna marina, con oltre un milione di animali morti annualmente per ingestione o intrappolamento in plastica, ci sono le insidiose microplastiche e nanoplastiche che entrano nel corpo umano tramite acqua, aria e cibo. Studi recenti hanno rilevato la presenza di microplastiche nell'80% dell'acqua potabile mondiale e addirittura nel 94% di quella negli Stati Uniti, il che significa che ogni settimana assumiamo circa 5 grammi di plastica, equivalenti al peso di una carta di credito.

Le microplastiche, invisibili all'occhio umano, possono causare danni ai reni e interferire con le funzioni respiratorie.
Le nanoplastiche, ancor più piccole, sono in grado di superare la barriera emato-encefalica, introducendo nel nostro organismo sostanze chimiche dannose dette interferenti endocrini.
Questi composti, come BPA e PVC, imitano gli ormoni naturali, in particolare gli estrogeni, alterando gravemente il nostro equilibrio ormonale e provocando disturbi neurologici, riproduttivi e metabolici.

Un tema scottante, approfondito in questo articolo: Microplastiche, Infarti e Ictus: il Ruolo Preventivo Del Sistema Powergrass.

La buona notizia è che l'attenzione globale su questo problema è crescente. Nel 2017 ben 193 paesi hanno firmato una risoluzione delle Nazioni Unite per combattere l'inquinamento da plastica. Nel 2016 è stata scoperta una promettente specie batterica capace di digerire un tipo di plastica chiamato PET, producendo solo acqua e anidride carbonica. Attualmente, ricercatori di tutto il mondo lavorano per sviluppare batteri in grado di smaltire altri tipi di plastica su scala industriale.

Nel frattempo, ciascuno di noi può fare la differenza: riduciamo il consumo di plastica monouso, utilizziamo contenitori riutilizzabili in vetro o metallo, evitiamo di riscaldare alimenti in plastica e preferiamo contenitori durevoli per conservare il cibo. Piccoli gesti quotidiani che, se adottati da tutti, possono davvero salvaguardare la nostra salute e quella del pianeta.

Approfondimenti: Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente.

 

 

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